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giovedì 6 marzo 2014

Snowpiercer, l'apocalisse a bordo del treno


Yesterday I was just looking to the programming offered by the cinemas near my house. The intention was to go and watch some of the Oscar's awarded during the evening of Saturday, 12 years as a slave, but magically I came across this film, Snowpiercer . Never heard of it, no trailer shown on TV, but on Mymovies has an exceptional mark for a movie just came out (an amazing 4!). The film is the highest paid of Korean history. It starts to get interesting. I look at the trailer. Easy victory against 12 years a slave, appointment to next week for it, unless a new outsider of this level wouldn't come out from nowhere.
The plot is simple enough: global warming has forced countries around the world to look before a scientific solution. This solution is the CW- 7 , a gas that is emitted into the atmosphere will contribute to lowering the overall temperature. But the reduction leads to a new ice age, where humanity (or rather, a small part) is saved thanks to the visionary trains builder Wilford. His train is a complete ecosystem, where every person has its place , hierarchically organized from the head towards the tail. The tracks follow the whole world and it is necessary for a full tour exactly one year, then, the train also marks the advancement of time .
The tail is made ​​up of what is considered scum and that's where part of the riot to overthrow the order inside the train .
Raw, violent, macabre. Korean films do not save anything to the view, if you have watched the trilogy of revenge of Park Chan-wook you can understand. What, however, leaves displaced in these films is that violence takes on a tinge of poetry, the way it is told makes it almost ethereal and worthy of being seen. The timing of the story lead to something almost like divine vengeance that comes down from the hands of the gods. And the figure of the hero is very different from the western one. Our main character fights for the purpose, but on the way risks his lives for their comrades, do not drop anyone at risk of life. Here, the hero is, yes, fought in the choice, but in the end, do not take his eyes off from the ultimate cause .
I do not want and I can not say more, I invite you to just go and see it (strictly no popcorn in the room!) And also prepare for good laughs, because the film is also dressed by scenes of great humor and with an outstanding Tilda Swinton.

Ieri ho semplicemente iniziato a vedere le programmazioni offerte dai cinema vicino casa mia. L'intenzione era di andare a vedere qualche premiato durante la serata degli Oscari di sabato scorso, come 12 anni schiavo, ma, magicamente mi sono imbattuto in questo film, Snowpiercer. Mai sentito, nessun trailer passato in tv, ma su Mymovies ha una votazione eccezionale per un film appena uscito (ben 4!). Il film più pagato della storia coreana. Si fa interessante, la cosa. Mi guardo il trailer. Vittoria facile contro 12 anni schiavo, per lui appuntamento alla prossima settimana, sempre che non sbuchi un nuovo outsider di questo livello. 
La trama è abbastanza semplice: un surriscaldamento globale ha costretto i paesi del mondo a cercare quando prima una soluzione scientifica. Questa soluzione è il CW-7, un gas che emesso nell'atmosfera contribuirà ad abbassare la temperatura globale. Detto fatto, ma l'abbassamento porta ad una nuova era glaciale, da cui l'umanità (o meglio, una piccola parte) si salva grazie al visionario costruttore di treni Wilford. Il suo treno è un completo ecosistema, dove ogni persona ha il suo posto, gerarchicamente organizzato dalla testa verso la coda. I binari seguono tutto il mondo e per un giro completo è necessario un anno esatto, quindi, il treno scandisce anche l'avanzamento del tempo. 
La coda è costituita da quella che è considerata feccia ed è da lì che parte la rivolta per sovvertire l'ordine all'interno del treno. 
Crudo, violento, macabro. Non si risparmia niente alla vista nel cinema coreano, se avete presente la trilogia della vendetta di Park Chan-wook. Quello che, però, lascia spiazzati in questi film è che la violenza assume una sfumatura di poesia, il modo in cui viene narrata la rende quasi eterea e meritevole di essere vista. I tempi di narrazione la portano quasi a qualcosa di divino, la vendetta che scende dalle mani delle divinità. E anche la figura dell'eroe è molto differente da quella occidentale. Il nostro main character lotta per lo scopo, ma durante il percorso rischia la vita anche per i propri compagni di lotta, non lascia cadere nessuno a rischio della vita. Qui, l'eroe è sì combattuto nella scelta, ma, alla fine, non distoglie gli occhi dalla causa ultima. 
Non voglio e non posso aggiungere altro, vi invito solamente ad andare a vederlo (rigorosamente senza pop-corn in sala!) e prepararvi anche a sane risate, perché la pellicola è condita anche da scene di forte humor e da  una eccezionale Tilda Swinton.  


venerdì 14 ottobre 2011

Drive: la consacrazione del regista Winding Refn


Il protagonista non ha nome, non viene mai pronunciato nell'arco di tutto il film. Si limita a guidare, sia come stuntman che come autista per rapine o furti. Oltretutto lavora in una officina, il cui datore da lavoro gli fa anche da agente. La vita del giovane scorre piano, lenta, vuota, finché non ha luogo l'incontro con la vicina di casa, Irene, e con suo figlio, Benicio. Qualcosa sembra scaldare il cuore del taciturno protagonista. I guai cominciano con la scarcerazione del marito di Irene, costretto a pagare il costo della protezione ricevuta dietro le sbarre. Da qui un'ascesa di violenza, che porterà Driver a prendere le sembianze del vendicatore per liberare da qualunque peso, e a qualunque costo, la sua amata. 
Un film che ricorda in un certo qual verso per velocità di narrazione Taxi Driver e che sembra attingere in pieno per certe scene dai film di Cronenberg. Il ritmo è lento, è giusto dirlo, ma è quella flemma utile e necessaria per la trama e per il personaggio. Questa pellicola va ad aggiungere al suo palmares (premio alla giuria del Festival di Cannes) anche la nomination a migliore film di questo 2011, per quanto è stato proposto finora. Ryan Gosling assolutamente eccezionale (da Young Hercules di strada ne ha fatta) nella parte del ragazzo la cui anima è travagliata, lancinata da qualcosa che non ci è dato sapere, ma che nasconde abilmente tutto dietro al suo quasi mutismo. E signori e signore, come non si può apprezzare l'indumento che indossa quasi sempre, ovvero questo capolavoro eccezionale di vestiario tamarro quale è il giacchetto argentato con scorpione in rilievo sul retro? 
Assolutamente da vedere, fin dai titoli iniziali, liberamente ispirati ad American Gigolò. 






giovedì 22 settembre 2011

Super 8: una nostalgia incompleta



Titolo originale: Super 8
Nazione: U.S.A.
Anno: 2011
Genere: Fantascienza
Durata: 112'
Regia: J.J. Abrams
Sito ufficiale: www.super8-movie.com
Sito italiano: www.super8-ilfilm.it
Cast: Elle Fanning, Amanda Michalka, Kyle Chandler, Ron Eldard, Noah Emmerich, Gabriel Basso, Katie Lowes, Zach Mills, Marco Sanchez, Thomas F. Duffy, Joel Courtney, Ryan Lee
Produzione: Relativity Media, Amblin Entertainment, Bad Robot, Paramount Pictures
Distribuzione: Universal Pictures Italia
Data di uscita: 09 Settembre 2011

Durante la visione di questa pellicola, sin dall'inizio, si prova una certa nostalgia. Nostalgia per i film di un tempo, per quei film adolescenziali come E.T. e Goonies, ad esempio (due titoli fra i tanti, ma l'elenco potrebbe essere molto più lungo). Rapporti difficili con i genitori, i ragazzi che giocano a fare cose da grandi, senza minimamente preoccuparsi di pericoli o conseguenze, i primi battiti di cuore verso il sesso opposto. Tutto questo è Super 8.
I sei ragazzini sono eccezionali per caratterizzazione, sono personaggi completi e viventi e i loro attori gliene rendono pienamente merito. Joe Lamb, il protagonista, timido ed impacciato, durante la pellicola si è spettatori della sua crescita a paladino della pellicola per salvare la sua amata; Charles Kaznyk sogna di diventare regista ed è il personaggio che riesce maggiormente ad imporsi nella parte iniziale, è lui il fautore del film sui morti viventi che i ragazzi vogliono realizzare e  degnamente ne tiene le redini; Cary possiede una fervente passione per ciò che è esplosivo od ha potenzialità di diventarlo; Martin, timido ed impacciato, veste malamente i panni del detective nel film, cosa che contrasta altamente con il suo carattere. Ma è  soprattutto Elle Fanning che risplende nel cast dei ragazzi, commovente nella scena che precede il deragliamento del treno; una ragazza che appare sicura di sé, tanto da presentarsi al volante della macchina del padre senza nemmeno avere la patente, ma pian piano mette in luce le sue debolezze e i problemi col padre.
La storia fila via veloce, soprattutto grazie alle molte uscite comiche, con mistero, con un tocco di paura, ma ciascun evento, per così dire, tragico, viene ampiamente reso noto da vari strattagemmi per rendere la visione possibile a qualsiasi spettatore. Ciò che viene a mancare, purtroppo, è una trama corposa e non banale. Fin dai primi momenti si intuisce quale sarà lo struggente finale. Le premesse erano buone, la realizzazione anche, ma con tutta l'aspettativa caricata sul proiettore proprio non ci voleva uno plot di serie b. Non ci sarebbe da meravigliarsi se fra qualche anno, questo film rientrerà nel novero delle commediole adolescenziali trasmessa in prima mattina o la domenica nel post pranzo, orari non proprio da blockbuster. Alla fine non possiamo far altro che dare una sufficienza al film, rammaricandoci del fatto che ne sarebbe potuta fuoriuscire una creatura eccezionale. 



lunedì 18 luglio 2011

Harry Potter e i doni della morte - Seconda Parte

Ultimo capitolo della saga di Harry Potter. La ricerca degli ultimi Horcrux porterà allo scontro finale con il villain per eccellenza, Lord Voldemort.
Rispetto alle pellicole precedenti, si riscontra una maggiore ricerca dell’azione, le scene sono molto meno parlate e si sente un po’ il bisogno di qualche voce che spieghi meglio il dipanarsi della trama e non che questo avvenga solamente attraverso una successione di immagini.
I libri sono molto improntati sul dialogo, specialmente fra i tre personaggi maggiori (Harry, Ron e Hermione) che tramite le loro elucubrazioni, oltre che agli atti, giungono alla meta delle loro ricerche. Certo, si è ben consci della difficoltà di trasposizione di un libro di una certa molte in pellicola, ma questo non può essere totalmente una scusa, vista anche la scelta di dividere in due l’ultimo atto. Ed anche volendo inquadrare totalmente il film nella categoria azione, il risultato presenta scene con poca forza ed impatto. La battaglia risulta confusionaria e si temporeggia troppo e troppo spesso nelle panoramiche intorno al castello di Hogwarts, che possono sì risultare suggestive, ma d’altro canto sembrano solo espedienti per risparmiare su scene che necessiterebbero maggiori costi umani e tecnici.
D’altro canto la scelta di un film più lento e “silenzioso” potrebbe essere adeguata qualora il fine fosse di rendere con maggior vigore le tragedie che si dipanano nell’arco delle due ore, ma questa emotività manca quasi totalmente. I numerosi morti, anche fra i personaggi di un certo spicco dell’epopea, lasciano addirittura indifferenti gli attori stessi, figuriamoci gli spettatori. 

E la discesa di Harry nella foresta dovrebbe attanagliare profondamente l’animo del ragazzo, conscio di deambulare incontro alla morte. Come un uomo legato ad un masso che affonda. Invece, tali emozioni non traspirano, non si raggiungono migliori risultati nemmeno all’incontro coi genitori e gli amici defunti, nel quale si dovrebbe percepire il passaggio dalla rassegnazione alla risoluzione che si ha nel libro.

Un’altra cosa che sembra il caso di constatare e che differisce dalla versione cartacea è il palesarsi di una certa debolezza di Voldemort, colui che ha abbracciato il male consapevolmente ed, anzi, ne è diventato il più fulgido esempio. Mai si mostra debole nelle pagine del libro, nemmeno alla distruzione degli Horcrux, rispondendone con forti impeti di rabbia riconducibili al suo animo sicuro e superbo. La sua umanità si dovrebbe manifestare solamente al momento della morte, qui avviene ben prima, più volte si vede vacillare, anche davanti ai suoi accoliti.
Non voglio prodigarmi molto sulla scena finale, risulta alquanto ridicolo vedere gli attori invecchiati malamente e privi di un qualunque senso paterno/materno nel recitare.

Uscito dalla sala, pienamente a conoscenza della fine di una serie che ha percorso gran parte della mia vita (dal ’98 con il primo libro) non ho sentito la tristezza di una storia meravigliosa che giungeva inesorabilmente al termine e il cessare di quel trasporto in un mondo di pura fantasia che aveva allietato numerosi momenti. Forse può essere solamente questo il miglior commento a questa pellicola.