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martedì 4 febbraio 2014

Hipster posters


Cercando qualche idea, mi sono imbattuto in locandine cinematografiche realizzate in chiave moderna, minimalistica. Come dirremmo oggi: hipster. Le ho volute semplicemente condividere con voi. 

Looking for new ideas, I found these film posters made in modern way, minimalistic. We could call nowaday: hipster. I wanted just simply share with you.

sabato 29 ottobre 2011

Cinemagraphs: la fotografia che si anima

I cinemagraphs sono fotografia all'interno delle quali alcuni movimenti si ripetono in successione ciclica. Si realizzano sovrapponendo alcune fotografie oppure tagliando una piccola parte di video. 
Abbiamo raccolto alcune chicche dal mondo cinematografico. 

Il Grinta (2010)

Le avventure acquatiche di Steve Zissou (2004) 

Full Metal Jacket (1987) 

Il Padrino (1972) 

Shining (1980) 

Arancia Meccanica (1971) 

 Scarface (1983)

Fight Club (1999) 

Il Grande Lebowski (1998) 

Pulp Fiction (1994) 

Il Buono, il Brutto e il Cattivo (1966) 

Se7en (1995)

lunedì 18 luglio 2011

Harry Potter e i doni della morte - Seconda Parte

Ultimo capitolo della saga di Harry Potter. La ricerca degli ultimi Horcrux porterà allo scontro finale con il villain per eccellenza, Lord Voldemort.
Rispetto alle pellicole precedenti, si riscontra una maggiore ricerca dell’azione, le scene sono molto meno parlate e si sente un po’ il bisogno di qualche voce che spieghi meglio il dipanarsi della trama e non che questo avvenga solamente attraverso una successione di immagini.
I libri sono molto improntati sul dialogo, specialmente fra i tre personaggi maggiori (Harry, Ron e Hermione) che tramite le loro elucubrazioni, oltre che agli atti, giungono alla meta delle loro ricerche. Certo, si è ben consci della difficoltà di trasposizione di un libro di una certa molte in pellicola, ma questo non può essere totalmente una scusa, vista anche la scelta di dividere in due l’ultimo atto. Ed anche volendo inquadrare totalmente il film nella categoria azione, il risultato presenta scene con poca forza ed impatto. La battaglia risulta confusionaria e si temporeggia troppo e troppo spesso nelle panoramiche intorno al castello di Hogwarts, che possono sì risultare suggestive, ma d’altro canto sembrano solo espedienti per risparmiare su scene che necessiterebbero maggiori costi umani e tecnici.
D’altro canto la scelta di un film più lento e “silenzioso” potrebbe essere adeguata qualora il fine fosse di rendere con maggior vigore le tragedie che si dipanano nell’arco delle due ore, ma questa emotività manca quasi totalmente. I numerosi morti, anche fra i personaggi di un certo spicco dell’epopea, lasciano addirittura indifferenti gli attori stessi, figuriamoci gli spettatori. 

E la discesa di Harry nella foresta dovrebbe attanagliare profondamente l’animo del ragazzo, conscio di deambulare incontro alla morte. Come un uomo legato ad un masso che affonda. Invece, tali emozioni non traspirano, non si raggiungono migliori risultati nemmeno all’incontro coi genitori e gli amici defunti, nel quale si dovrebbe percepire il passaggio dalla rassegnazione alla risoluzione che si ha nel libro.

Un’altra cosa che sembra il caso di constatare e che differisce dalla versione cartacea è il palesarsi di una certa debolezza di Voldemort, colui che ha abbracciato il male consapevolmente ed, anzi, ne è diventato il più fulgido esempio. Mai si mostra debole nelle pagine del libro, nemmeno alla distruzione degli Horcrux, rispondendone con forti impeti di rabbia riconducibili al suo animo sicuro e superbo. La sua umanità si dovrebbe manifestare solamente al momento della morte, qui avviene ben prima, più volte si vede vacillare, anche davanti ai suoi accoliti.
Non voglio prodigarmi molto sulla scena finale, risulta alquanto ridicolo vedere gli attori invecchiati malamente e privi di un qualunque senso paterno/materno nel recitare.

Uscito dalla sala, pienamente a conoscenza della fine di una serie che ha percorso gran parte della mia vita (dal ’98 con il primo libro) non ho sentito la tristezza di una storia meravigliosa che giungeva inesorabilmente al termine e il cessare di quel trasporto in un mondo di pura fantasia che aveva allietato numerosi momenti. Forse può essere solamente questo il miglior commento a questa pellicola.

martedì 21 giugno 2011

Balli che non dimenticheremo

Oramai il film di ballo è diventato un genere a sè, ma prima che ciò avvenisse le scene di ballo erano solo funzione della trama del film. Alcune di queste scene, però, resteranno indelebili nella mente di molti di noi. 
Uma Thurman e John Travolta che ballano sulle note della canzone di Chuck Berry divenuta famosa forse, non per il film, ma per una pubblicità di biscotti (Pulp Fiction); un giovane Tom Hanks che, da bambino catapultato in un corpo di adulto, danza, creando musica su un gigante piano (Big); Carlton Banks che interpreta It's not unusual di Tom Jones con il suo modo di fare goffo e ironico (Il principe di Bel Air); ed, infine, un esuberante Christopher Walken completamente rapito dal ritmo di Fatboy Slim.
La tecnica non conta, fatevi prendere dal ritmo e, forse, riuscirete a rendere il vostro muovervi indimenticabile (anche se gli attori di cui sopra rappresenteranno dei termini di paragone, per fortuna, inarrivabili). 

sabato 19 febbraio 2011

The 3rd Letter

Oggi vi presentiamo un cortometraggio ad opera di Grzegorz Jonkajtys (potete aver ammirato i suoi effetti speciali in film come Sin City, Iron Man 2 e Hellboy).
Ambientato in un futuro molto prossimo a quello narrato da Orson Welles, gli uomini sono costretti a dipendere da mutazioni biomeccaniche per poter sopravvivere ad un clima diventato inospitale. Jeffrey Brief si trova di fronte alla prossima cancellazione della propria assicurazione sanitaria, cosa che lo spingerà ad una scelta tragica...

lunedì 17 gennaio 2011

Tron Legacy

Sam Flynn, rimasto orfano in tenera età per la scomparsa irrisolta del padre, si ritrova per caso catapultato in un mondo digitale, creato dallo stesso padre, genio informatico, che vi è rimasto imprigionato ad opera di un'entità digitale, C.L.U., creata con l'intenzione di rendere perfetta quella realtà fittizia, dove, però, esiste le vita e la morte.
Il film non fa altro che seguire la vicenda di Sam che cerca, insieme al padre Kevin, di fuggire da questo mondo, senza essere catturati del programma deviato C.L.U.
La trama non porta niente di nuovo al panorama cinematografico, ma sono le ambientazioni che innalzano la pellicola ad un livello superiore. Si tratta di una realtà digitale completamente nuova, scura, ma con tratti estremamente luminosi. Curata fin nei minimi dettagli, con nuove tecnologie come quelle delle pseudo-moto o pseudo-auto e altri veicoli futuristici.
Non si tratta, però, di pura fantascienza, perché ha tratti che riportano anche al genere fantasy, come la lotta del bene contro il male (sottolineato nella pellicola con luci di tute ed oggetti diverse, rosse o blu). E anche la velocità della pellicola, tranne nelle scene prettamente di azione, non rispecchia propriamente i canoni della modernità, ma sembra, anzi, rifarsi alle vecchie pellicole, come a riprendere il filone nato col vecchio Tron (1982), o a citare la filosofia zen che viene più volte citata durante il film.
Eccezionale la colonna sonora realizzata interamente dai Daft Punk.

Voglio finire con una piccola riflessione sul 3D. Il film è realizzato solamente in parte in 3D, quasi la metà del film non lo è (e viene chiaramente specificato all'inizio della pellicola). Questo conferma che la sua resa tridimensionale è stata realizzata posteriormente alla produzione del film. Che senso possiede una cosa del genere? A me pare semplicemente un modo per spillare più soldi agli spettatori, per avere un servizio incompleto e di bassa qualità (non ci sono effetti degni di nota, oltre a ridurre notevolmente la luminosità dell'immagine). Oltretutto la versione in due dimensioni uscirà solo successivamente, quando, ormai la gran parte degli interessati avranno visto la pellicola (ovviamente in tre dimensioni).

domenica 19 dicembre 2010

A Single Man


Tom Ford e il cinema non erano proprio due mondi separati prima di "A Single Man". Infatti, lo stilista texano era apparso prima nel film "Zoolander", nei panni di se stesso, e si era occupato poi degli abiti di Daniel Craig per il film della serie di 007, "Quantum of Solace". Ma solo nel 2008, a cavallo tra ottobre e novembre, le due realtà si fondono per creare la pellicola di cui parleremo, ispirata al libro di Christopher Isherwood "Un uomo solo".
George Falconer (Colin Firth), nella Los Angeles del 1962, è un uomo solo. Distrutto dalla morte del compagno, il film ripercorre la giornata di questo professore universitario. Il dolore è centrale alla vicenda, ma non è l'unico sentimento che viene trattato. E' un cammino verso la morte quello di Falconer, verso il ricongiungersi con l'amato defunto, ma in questo tempo si intrecciano felicità, voglie di continuare e cambiare vita, il sapore dei piccoli momenti e di nuovi incontri. Forse è proprio questo desiderio di annichilimento che porta il professore ad aprirsi totalmente al mondo che lo circorda, senza mai staccarsi totalmente da esso. Inoltre, la distruzione dell'essere interiore viene quasi contrastata dalla maniacale cura del proprio apparire.
E ad un certo punto non si può che sperare in un banale lieto fine, perché sarebbe giusto così, sempre nei film il protagonista supera le proprie prove e continua a vivere. Solo che il mito dell'eroe è morto, nessun uomo è veramente un eroe. Esiste solamente l'antieroe.
La pellicola è una gioia per gli occhi per quanto riguarda la fotografia. Alcune scene sono davvero ben realizzate e ben inquadrate. Specialmente alcune attenzioni ai colori, che cambiano all'interno della stessa scena come ad indicare chiaramente un cambio di approccio con la vita del protagonista stesso.
Colin Firth risulta davvero eccezionale in questa parte, sicuramente fuori dalle parti interpretate canonicamente che lo vedono spesso come un personaggio impacciato. La sua partecipazione gli ha valso la Coppa Volpi alla Festival del cinema di Venezia.
Ci possiamo solo rammaricare che in Italia "A Single Man", però, non abbia avuto grossi riscontri di pubblico sui grandi schermi.