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lunedì 2 aprile 2012

Regred'Arte: Esther Stocker


Esther Stocker è un'artista italiana, nonostante il nome richiami origini non proprio mediterranee, classe '74, Bolzano. La sua arte esplora lo spazio e la percezione che il visitatore ha attraversando le sue installazioni. Linee e forme geometriche, rigorosamente in nero, attraversano le pareti, il soffitto e il pavimento, creando effetti disturbanti per l'occhio. Ogni opera crea una percezione diversa dello spazio, ma tutte sembrano essere in un qual modo sgradevoli. 
L'arte è anche disturbare, "distruggere" uno spazio chiuso che di per sé risulta per un uomo un ambiente sicuro e trasformarlo in qualcosa che fuoriesce dal comune senso, proiettandolo quasi verso una concezione di spazio digitale, che in qualche modo sembra richiamare il mondo dei primi computer e dei pixel (non trovate qualche richiamo a Tron?). 

martedì 20 marzo 2012

Regred'Arte: Maurizio Cattelan


Maurizio Cattelan è sicuramente l'artista più quotato all'estero. Vive tra New York e Milano, ma il suo estro creativo è partito da Forlì. Il buon Maurizio (gli artisti ancora in vita devono essere nominati per nome come asserisce Sarah Thornton nel suo libro sull'arte, Il giro del mondo dell'arte in sette giorni), nato a Padova nel 1960, si trova al 42° posto della classifica degli artisti con maggiori fatturati d'asta nello scorso anno (21 opere vendute per un totale di 5.497.694 euro) e all'età di 51 anni ha deciso di ritirarsi (che ciò rappresenti verità o meno è ancora da verificare), asserendo che: "Bisogna lasciare spazio ai giovani. Ho cinquantun anni: viviamo in un mondo governato da vecchi senza idee. A vent’anni hai molte idee ma non hai soldi. Poi arrivano i soldi e non hai più le idee".  Pregevole una simile intenzione. 
Le sue opere sono dissacranti e molto spesso inneggiano allo scandalo, probabilmente realizzando pienmente ciò che l'artista vuole suscitare nei suoi spettatori. Si ritrova spesso, nelle sue opere, anche una riflessione sulla morte. L'imbalsamazione degli animali è forse uno dei punti cardini della sua opera, come il cavallo la cui testa scompare nel muro oppure l'opera Others presentata alla scorsa Biennale di Venezia, dove 2000 piccioni imbalsamati osservano dall'alto i visitatori della mostra (veramente suggestivo e questo sentimento si può provare solamente trovandosi sul posto, non attraverso una foto) od, infine, Bidibidobidiboo, lo scoiattolo suicida, in cui la pistola riposa a terra richiamando quel desiderio di morte poco animalesca. 
Ma la sua opera scandalizzante continua a stupire ancora con un Papa Giovanni Paolo II colpito da un meteorite (La Nona Ora) o il grosso dito medio alzato scolpito interamente in marmo di Carrara dal titolo provocatorio L.O.V.E.
Infine, non si può non ricordare la sua retrospettiva realizzata al Guggenheim di New York intitolata All, dove ha deciso di appendere le sue opere al soffitto della più famosa opera di Frank Lloyd Wright. 
E' un artista che ha fatto discutere e farà discutere sempre. Quello che ci chiediamo è se la sua opera potrà trovare spazio all'interno dei manuali di arte, oppure sarà una di quelle meteore create dal forte mercato artistico attuale, ovvero solamente un artista a la page, niente più, che finirà nel dimenticatoio. Alcuni lo accostano a Duchamp, un paragone che non può che fare piacere e rendere orgogliosi, altri lo definiscono solamente un furbacchione (Jonathan Binstock).
Voi cosa ne pensate?  

mercoledì 28 settembre 2011

Regred'Arte: Daniel Arsham

Daniel Arsham from Cleveland, Ohio. Classe 1980. Con questo artista percorriamo nuovamente la strada di un'arte che sconfina nella tridimensionalità pur mantenendo le proprie radici nel 2D (per coloro che non avessero avuto modo di vedere i precedenti post: Enrique Oliveira e Robbie Rowlands). Ashram gioca con le superfici murarie, facendone fuoriuscire dei tendaggi che interagiscono con l'ambiente circostante o fra loro; crea strani buchi nelle pareti od erosioni anomale che intaccano la purezza di una superficie perfettamente liscia ed omogenea. Si nota la voglia di stupire, ma allo stesso tempo di celare. L'uso di colori neutri può rendere nascosta l'opera d'arte, quindi solo avvicinandosi si palesa la sorpresa che coglie lo spettatore all'improvviso. Un'arte ambigua, forse semplice, ma non semplicistica ed è per questo che ci piace. Non sempre l'arte deve essere qualcosa di straordinario, di mostruoso o sconvolgente per la sua bellezza, ma deve sempre aver voglia di stupire e di far riflettere l'osservatore. 


mercoledì 15 giugno 2011

Regred'arte: Robbie Rowlands

Abbiamo trattato in precedenza Lucio Fontana. Dobbiamo dirigerci in un altro emisfero, più precisamente in Australia, per trovarci di fronte la continuazione del lavoro del nostro artista italiano. Così come Fontana tagliava accuratamente le sue tele per aprire la sua arte alla tridimensionalità, Robbie Rowlands, invece, apre gli spazi tridimensionali interni verso l'esterno, tramite degli elementi che si avvolgono a ricciolo. La location appare sempre degradata, uno squarcio qualsiasi non si noterebbe minimamente in un simile contesto, ma la sua perfezione nel taglio e quel suo modo di adagiarsi a terra rendono il tutto molto sovrannaturale. Sicuramente la potenza artistica è ben minore dell'impatto avuto sul mondo dell'arte delle tele della serie Concetti Spaziali, Rowlands non infrange la barriera di una dimensione per penetrare la successiva, che sarebbe il tempo, ma rimane, comunque, un ottimo esempio di visual artist. 


mercoledì 11 maggio 2011

Regred'Arte: Millie Brown


L'arte è una cosa viscerale, che viene da dentro, fuoriesce di impulso, di getto, inesorabile. Per alcuni questo è molto più valido che per altri, esempio ne è il lavoro della performance artist Millie Brown.
Jackson Pollock faceva colare i colori puri sulle sue tele attraverso un contenitore bucato o tramite pennello lasciato gocciolare. Erano gli anni Cinquanta. Superato l'inizio di un nuovo secolo da ormai una decade, era necessario trovare un successore al dripping pollockiano. Sembra averci pensato Millie Brown, vomitando sulla tela latte colorato. Si tratta di arte o non si tratta di arte? Probabilmente solo il tempo ci lascerà delle risposte, ma la performance in sè, non può che lasciarci sconvolti, pieni di emozioni (soprattutto di disgusto). Tramite un gesto così nauseante, si riesce a realizzare una tela dai colori accesi e piacevoli, che nelle forme ricorda, però, la sua azione genitrice. La performance deve essere in grado di colpire ed emozionare lo spettatore e Millie Brown sembra proprio riuscirci in pieno. 
Oltre alle foto, trovate anche il video della performance. Solo per stomachi forti. 



giovedì 28 aprile 2011

Regred'Arte: Henrique Oliveira

Henrique Oliveira, classe 1973, è un'artista brasiliano con sede in San Paolo. Lì opera utilizzando legni di scarto da baraccopoli dismesse, da recinzioni non più utilizzabile e molto altro, che rifinisce in pvc e pittura. 
Le sue creazioni travalicano le due dimensioni catapultandoci in una visione tridimensionale dell'arte. Molto suggestiva, un concept che viene da dentro, come se gli organi del corpo umano si catapultassero all'estero con la chiara intenzione di inghiottirci o, in alternativa, come se si entrasse proprio dentro un corpo umano vivente. Legno che si riversa fuori dalle pareti, angosciante, travalicante, con bubboni malati che riducono il nostro spazio vitale, che lo risucchiano con forza, con l'unico desiderio di inghiottirci a loro volta, per aumentare ancora ulteriormente il proprio spazio e continuare la loro espansione morbosa. Eccezionale anche l'esperienza architettonica dell'artista, con le sue creazioni che fuoriescono da finestre e porte dopo aver completamente saturato l'interno, pronte ad invadere anche l'esterno e a cattura i passanti lungo il marciapiede. 
Non ci rimane che aspettare una sua mostra in territorio italico, così da poter vivere appieno l'esperienza che tali installazioni riescono a dare. 

mercoledì 6 aprile 2011

Regred'Arte: Lucio Fontana

Regred'Arte è la nuova rubrica dedicata all'arte contemporanea. Ciò che fuoriesce dai canoni classici di arte e di bellezza e che può sembrare a prima vista una banale regressione ad uno stato di non arte. Senza pretese e con gli occhi del curioso proveremo a trattarne, a rendere meno ostica la comprensione dell'arte dell'ultimo secolo. Il primo appuntamento è dedicato a Lucio Fontana.

Di fronte all’emblematica domanda se considerare una certa arte tale, è facile che venga alla mente il nome di Lucio Fontana. Questo artista oriundo (nasce, infatti, a Rosario nel 1899) è celebre per i tagli che infliggeva alle sue tele. E’ facile porsi di fronte a certe opere e avere la superbia di affermare che anche noi avremmo potuto realizzare una simile cosa. Sì, probabilmente è così, tutti avrebbero la capacità di tagliare una tela (anche se sarebbe alquanto dura porsi di fronte al proprio lavoro e “distruggerlo” deliberatamente) e chissà a quanti artisti sarà successo casualmente di rovinare i propri lavori con una caduta accidentale, ad esempio, però solo a Fontana spetta l’onore di aver realizzato consapevolmente e per primo una simile opera.
Non è tutto. Ponetevi di fronte ad uno dei Concetti spaziali (questo è il nome delle tele sezionate) e osservatele bene: il taglio non è casuale, realizzato con violenza ed istintivo, è bensì ragionato, praticato dolcemente. Osservate che effetti di gradevolezza hanno i contorni delle fessure. Tutto questo è ragionato, consapevole e sperimentato.
Con Fontana nasce anche lo Spazialismo. Una tela in sé per sé è un elemento bidimensionale, nonostante tutto ciò che vi sia impresso, anche con la più abile maestria nell’uso della prospettiva. Adesso prendiamo un coltello e tagliamola, facciamoci un buco. A questo punto lo spazio vi confluisce, si può vedere ciò che sta dietro o dal retro possiamo vedere ciò che la fronteggia, l’aria vi può passare. E’ questo l’enorme, l’eccezionale idea che Fontana mette in atto, uccidendo tutto il concetto precedente di pittura e di quadro.