martedì 6 dicembre 2011

No Word: Hands

Continuano i nostri racconti fotografici. Il terzo tema riguarda le mani (cogliete l'occasione anche di rinfrescarvi la memoria con le due precedenti: Capture of Moment e Portrait without face).









lunedì 5 dicembre 2011

Il mio regno per una t-shirt: Il Deboscio


Continua la nostra serie di interviste ai più promettenti brand di t-shirt del panorama italiano. Dopo Rude is cool (la potete trovare qui), ecco Il Deboscio.


Come nasce il brand? Chi sono i fondatori?
Il deboscio nasce come sito (www.ildeboscio.com) nel 2002, da Davide Colombo e David Scirocco. L'etichetta di abbigliamento invece è arrivata nel 2003. Nel 2005 è nata ID DESIGN srl, la società che produce e distribuisce il marchio, fondata da Davide e Alberto Villata.

Qual è stata l’idea iniziale e come è stata realizzata (materiali, stampe, ecc.)?
L'idea iniziale, nel 2003 è stata quella di proporre una tshirt rossa con il logo il deboscio. In seguito sono arrivate le prime grafiche, all'inizio molto minimali e poi più elaborate.

La vostra realizzazione di T-shirt cura maggiormente l’aspetto grafico o il taglio? 
La cura maggiore è per l'aspetto grafico. Il fitting delle t-shirt e delle felpe è importantissimo, ma si evolve più lentamente rispetto agli stili grafici, che devono essere rinnovati di stagione in stagione. Inoltre, per noi la t-shirt (e di conseguenza la felpa per l'inverno) è un veicolo per esprimere dei messaggi, ed è per questo che siamo riconosciuti dai nostri clienti, che si aspettano novità a livello grafico più che stilistico.

Quali sono stati i problemi che avete riscontrato nella realizzazione della prima collezione? Come è stata distribuita? 
Noi abbiamo cominciato, come molti nostri colleghi, realizzando grafiche su t-shirt pre-confezionate. Fino a quel punto, tutta la difficoltà era nel creare grafiche sempre nuove ma che mantenessero lo stile del brand. Quando abbiamo aumentato i volumi e abbiamo cominciato a produrre le nostre magliette da zero, quindi realizzando i cartamodelli e scegliendo tutto, dai cotoni alle lavorazioni ai lavaggi, sono aumentate molto le nostre opportunità e le nostre scelte, e con queste anche i problemi. Noi non veniamo dal mondo della moda, quindi abbiamo dovuto imparare tutto da zero. Se prima per noi le magliette erano blu navy o rosse o gialle, in quel momento dovevamo scegliere i nostri colori, porre molta più attenzione alle tendenze prima di fare delle scelte e poi affrontare il più grosso problema, quello legato alle produzioni su larga scala: i minimi di produzione. Inoltre, bisogna trovare aziende produttrici che abbiano fiducia in te, altrimenti il rischio è di vedersi delle porte chiuse prima ancora di realizzare un campionario. L'altro punto cruciale per la riuscita di un prodotto è la distribuzione. Inizialmente eravamo noi direttamente a proporle ai nostri negozi, siamo partiti da Milano, poi abbiamo fatto la Lombardia e in seguito il nord-Italia. Da lì abbiamo cominciato a ricevere telefonate da parte di agenti che vedevano il nostro prodotto nei punti vendita. C'è voluto molto lavoro prima di rendere appetibile il nostro prodotto sia ai clienti sia a chi lo rappresenta nelle varie regioni, ma credo che per le piccole realtà il rapporto con il negoziante sia fondamentale. Adesso è più semplice, tramite facebook riusciamo a tenerci più in contatto con i nostri clienti, ad instaurare un rapporto, a raccogliere consigli.


Come avete pubblicizzato i vostri prodotti? Quali sono i mezzi pubblicitari vi hanno portato al successo che poi avete ottenuto? 
Lo stickeraggio pesante è stata la prima forma di comunicazione. Il sito ha poi contribuito a farci conoscere moltissimo, ed è ancora oggi il nostro primo veicolo di diffusione. Non essendo "solo" un'azienda di moda, gli utenti possono trovare contenuti e questo è sicuramente un punto di forza del marchio. Inoltre per noi è stato fondamentale conoscere Marco Bianchi, proprietario di uno dei nostri primi negozi, Superfly a Pavia, nonchè editore della free press Wait!, sviluppatasi poi anche in una piattaforma on-line, su cui facciamo le nostre campagne pubblicitarie.

Avete un packaging particolare? Da dove nasce? 
Dal prossimo estivo, quindi dalla collezione che arriverà nei negozi a febbraio, utilizzeremo un astuccio di nylon in cui saranno contenute le t-shirt. Ho sempre odiato il packaging inutile, quello che viene buttato una volta aperto, abbiamo quindi deciso di utilizzare un prodotto utile, che i ragazzi possano usare anche in seguito.

Come si è evoluto il brand dopo la prima collezione? 
La prima cosa che salta all'occhio è l'evoluzione grafica. Abbiamo lavorato sempre di più, sia come qualità sia come quantità, per avere delle collezioni che veicolassero il nostro messaggio nella maniera più divertente e professionale possibile. Poi c'è stata un'evoluzione a livello di prodotto. Abbiamo migliorato la t-shirt, ne abbiamo rivisto la vestibilità, abbiamo introdotto le felpe. In futuro introdurremo sempre più prodotti, il prossimo catalogo sarà molto più vasto e articolato, sia in termini di grafica, sia in termini di prodotto. Quali sono i vostri progetti per il futuro? Far sì che sempre più gente segua il nostro sito. Poi aumentare la presenza sul territorio, rendendo più vasta e capillare la nostra distribuzione, e aumentare la nostra gamma prodotto. Come vi ho anticipato, nei prossimi mesi potrete vedere molti più prodotti con il marchio il deboscio.


giovedì 1 dicembre 2011

Alila Villas Uluwate, quando lusso e sostenibilità si coniugano


Abbiamo già narrato delle doti paradisiache di Bali un paio di settimane fa (per chi non se lo ricordasse, può fare un salto qui) e un altro progetto eccezionale conferma le nostre già ottime impressioni. Il complesso Alila Villas Uluwate è un progetto dello studio d'architettura WOHA Design di Singapore, famoso per i suoi lavori realizzati in climi tropicali, e vincitore nel 2006 dell'International Award indetto dal Royal Australian Institute of Architects. Il suo completo innesto all'interno del paesaggio circostante ha garantito al progetto di conquistarsi anche il certificato Globe Enviromentally Sustainable.
Il complesso non riserva grandissime novità di tipo architettonico, anzi le costruzioni sembrano piuttosto minimali e basate su forme semplici. Degna di nota, però, è la terrazza sul mare coperta. Lateralmente è chiusa con elementi in legno disposti in ordine casuale, che crea un piacevole effetto visivo, oltre a fornire copertura dai raggi solari diretti. Anche in questo progetto, come nel precedente di cui avevamo parlato, appaio le piscine affioranti, che sembrano gettarsi direttamente negli azzurri mari di Bali. Alila Villas Uluwate rappresenta il limite tra il cielo e l'oceano, ultima frontiera per i mortali prima del paradiso. 
Se avete da parte dai 500 ai 3000 euro, una notte potreste trascorrerla in questa splendida struttura. In alternativa, potreste stamparvi la foto e attaccarla dove volete per portare con voi sempre questo angolo di paradiso. 









mercoledì 30 novembre 2011

Tim Walker: il ritratto che diventa arte

Tim Walker è diventato una delle colonne portanti fra i fotografi di Vogue. Il Victoria and Albert Museum and The National Portrait Gallery espongono alcune sue opere nelle loro collezioni permanenti. Non servono altre parole a descrivere la fulgida carriera di questo fotografo londinese. 
Le sue foto prendono corpo dall'animo di colui o colei che viene ritratto, la personalità fuoriuscire e si palesa all'interno della foto ammantando superficialmente il viso e il busto del soggetto fotografico. Lo sfondo bianco ne fa da inesorabile contraltare senza banalizzare la foto e renderla solamente un lavoro da studio. 
Riuscite a riconoscere tutti i soggetti delle foto presentate?









martedì 29 novembre 2011

Deok, la scultura liquida koreana


L'Oriente, almeno a mio modestissimo parere, rappresenta il futuro in campo artistico, come in altri campi (primo fra tutti quello della moda). Senza volerne riportare eccelsi esempi, presentiamo qui un artista sicuramente meno conosciuto ai più, ma non per questo meno rilevante. Deok, koreano, crea le sue strutture di impianto nettamente classico attraverso pezzi di metallo, catene e parti di motori in maggioranza. Le sue creazioni appaiono, oltre che scomposte in milioni di pezzi, anche incomplete. Queste figure fisicamente perfette, ma incomplete (alcune mancano proprio in parti di corpo, altre non possiedono capelli), sembrano delle riflessioni sull'uomo contemporaneo. Quando la certezza dell'esistenza corporea, prima e più potente fra le certezze esistenzialistiche, in tutte le sue parti viene meno, cosa può rimanere dell'essere umano? Alcune opere, sembrano proprio riportare alla mente il titolo di un libro di Zygmunt Bauman, Modernità liquida, anche se qui andrebbe tradotto piuttosto in esistenza liquida








lunedì 28 novembre 2011

Fashion Addicts: Chiara Biasi

Se ti piacciono i nostri articolo e vuoi rimanere sempre aggiornato su di essi, metti "Mi Piace" nella colonna a destra o sulla nostra pagina Facebook.

Prima dell'articolo, vi vogliamo proporre il bracciale dell'estate, il bracciale nautico, il bracciale fatto per voi: Balumina!

We want to suggest you the summer bracelets, the nautical bracelets, totally made for you: Balumina!



Proseguiamo il nostro appuntamento iniziato qualche settimana fa con le interviste ad alcune fashion bloggers (la prima intervista ha visto come protagonista Chiara Capitani). Questa volta è il turno di Chiara Biasi, amica di Chiara Ferragni, che credo conoscerete. Il suo blog è intitolato "The Golden Mode" e siete obbligati a farci un salto, ovviamente.. 

Nome, Cognome, Età?
Chiara Biasi, 21 anni.

Quando e come nasce il suo fashion blog?
Nasce nel 2009 sotto stretto consiglio di una delle mie migliori amiche, Chiara Ferragni, e da molte e-mail ricevute da followers di flickr.


Da dove si origina la sua voglia di mettersi in gioco e mostrare la sua persona come protagonista di ciascun articolo?
Innanzitutto, io non sono la protagonista di ogni mio articolo, perche’ mi piace dare spazio a cose e persone che mi attraggono, anche argomenti a volte! Questa “voglia” di mettermi in gioco, in ogni caso, e’ stata davvero casuale. Sinceramente non pensavo di “interessare” fino a questi livelli e tale interesse mi è dimostrato dalle mail di aziende e  di followers. Davvero, sono grata a chiunque di qualsiasi cosa, qualsiasi consiglio, qualsiasi regalo, qualsiasi aiuto. Grazie! Mi fate sentire speciale!

Cos’è la moda per lei?
La moda e’ una delle mie passioni piu’ grandi. E’ il mio modo di evadere dalla realta’ quotidiana!

Quali sono i suoi modelli a cui si ispira nel campo della moda?
Davvero, non ne ho! Diciamo che come celebrities mi piacciono da sempre Elisabetta Canalis e Belen Rodriguez.

Qual è il suo modo di fare shopping?
Online generalmente! Odio andare per negozi,provare,ecc. (ride, ndr)!


La più bella esperienza ottenuta grazie al suo blog?
La collaborazione con il comune della mia provincia (Pordenone) per rilanciare lo shopping nei negozi del centro!

Come nasce un outfit e come ne consegue il set fotografico?
I miei outfit nascono da un accessorio o un paio di scarpe. Il resto vien da se'.
Il set fotografico, invece, in base alle commissioni da svolgere quel giorno ;)


domenica 27 novembre 2011

Playlist #16


Torniamo dopo una settimana di abbandono del nostro appuntamento con la playlist. Ancora energia elettronica quella che lambirà le vostre casse appena premuto play, tranne la traccia dei Kasabian. Hanno appena lasciato l'Italia, dopo due tappe. Che dire di questo gruppo? Sicuramente la migliore band rock sul panorama internazionale in questo momento, di certo la più in vista. E il loro primo singolo del nuovo album spacca di brutto (purtroppo non sono riuscito a caricare la versione originale, accontentatevi di questa editata).
Buon ascolto.

  • Pryda vs Empire of the sun - Mirage the people
  • Human Life - In it togheter
  • Munk - Mis Labios
  • Kasabian - Day are forgetten
  • Mr Fahrenheit - Phantom's Revenge



giovedì 24 novembre 2011

UnHate, la scandalosa campagna pubblicitaria di Benetton

Una nuova campagna da scandalo da parte di Benetton (che segue a Lanasutra di cui avevamo parlato qui). Sicuramente ne avrete già sentito parlare, perché l'immagine cardine della serie ha creato un vero polverone (la potete vedere sopra). Il Papa che bacia l'Imam. Non solo queste due figure "sacre" sono state toccate, ma anche i capi di stato dei più importanti paesi mondiali sono stati, per così dire, colti in effusioni amorose. La campagna fa parlare, sì, ma non si menziona il messaggio che si vuole lanciare con tali foto. 
Lasciamolo spiegare ad Alessandro Benetton: “Con questa campagna abbiamo deciso di dare visibilità mondiale a un’idea alta di tolleranza, per invitare i cittadini di tutti i Paesi – in un momento storico di grandi turbamenti e non meno grandi speranze – a riflettere su come l’odio nasca soprattutto dalla ‘paura dell’altro’ e di ciò che non si conosce. La nostra è una campagna universale, che utilizza strumenti come il web, il mondo dei social media, l’immaginazione artistica, e unica perché chiama all’azione coloro ai quali si rivolge, i cittadini del mondo.
Alle foto si è poi unito anche un video, sul solito tema. Una serie di frammenti di vita, di amori e di odi, con un'unica chiara intenzione. Purtroppo anche questo farà discutere di sé, visto alcuni contenuti dal chiaro sentore omosessuale. 
E' davvero così importante scagliarsi contro certe idee? Oppure sarebbe doveroso cercare di capire le motivazioni e i messaggi prima di inalberarsi e gridare allo scandalo? 
Voi cosa ne pensate? Aspettiamo i vostri commenti.